Il 19 marzo 2026 si è tenuto il primo workshop online del progetto Shaped by AI, moderato da Enrico Maioli e introdotto da Stefano Toffolo.
Un fenomeno che non si può ignorare
L’incontro si è aperto con un’introduzione sul contesto generale. L’adozione di ChatGPT e delle intelligenze artificiali generative sta raggiungendo numeri senza precedenti. A febbraio 2026 si sono superati i 900 milioni di utenti connessi settimanalmente nel mondo, un numero più che quadruplicato in un anno e mezzo. Anche in Italia l’impatto è rilevante: tra i giovani (15-26 anni) la penetrazione ha sfiorato il 50%.
Da queste premesse prende vita Shaped by AI, con l’obiettivo di osservare come l'adozione di questa nuova tecnologia stia plasmando il modo in cui le persone interagiscono con i prodotti digitali. Il workshop ha inaugurato la fase di “Mappatura del cambiamento”, pensata per capire come le abitudini, i bisogni, le aspettative e i modelli mentali degli utenti stiano evolvendo. Si tratta di un fenomeno ancora giovane; il monitoraggio continuo servirà, in una seconda fase, a comprendere come le professioni del digitale dovranno adattarsi a questi nuovi scenari.
La discussione si è articolata attorno a tre macro-tematiche.
1. Interfacce conversazionali e accessibilità
Il primo tema affrontato riguarda la natura delle interfacce conversazionali, analizzata secondo due aspetti principali:
L’illusione della semplicità. L’interfaccia a chat è familiare grazie all’abitudine data dalle app di messaggistica. Tuttavia, capire come usare l’interfaccia non coincide con la capacità di sfruttarla efficacemente. Formulare la giusta richiesta alla macchina (prompting) resta un’attività complessa.
L’antropomorfizzazione. Le GenAI rispondono in modo proattivo, empatico e apparentemente “umano”, adattandosi alle esigenze dell’utente.
Questo è stato il punto più dibattuto. Si è dibattuto sul fatto che l’interfaccia conversazionale sia meno immediata di quanto sembri, poiché richiede agli utenti di saper articolare in modo preciso i propri intenti in termini comprensibili per la macchina. A supporto si rimanda a un articolo di Jakob Nielsen sul tema.
Un’altra osservazione riguarda l’ambiguità del linguaggio naturale. La creazione di senso è fortemente legata al contesto, un elemento difficile da esplicitare in una chat. Quando gli utenti si aspettano che l’IA risolva i problemi senza ricevere istruzioni precise, si generano cortocircuiti. Per mitigare questo ostacolo, è stata proposta l’adozione di interfacce ibride, che bilancino elementi di UI classica con quella conversazionale.
Sul fronte dell’accessibilità, la discussione ha evidenziato criticità concrete. Gli studi sulle difficoltà degli utenti ipovedenti con i sistemi tradizionali sollevano dubbi sul fatto che le interfacce vocali o in linguaggio naturale possano sostituire l’accoppiata mouse-tastiera. La riflessione si è poi estesa agli utenti con dislessia o disortografia, per i quali il testo scritto rappresenta una barriera; è stata suggerita l’integrazione di elementi grafici e colori per fare leva sulla memoria visiva.
2. ChatGPT come nuovo motore di ricerca
Un secondo filone ha esplorato la percezione delle GenAI come nuovi punti di partenza per le ricerche online. Si sta affermando il paradigma della intent-based interaction, in cui l’utente descrive direttamente l’output desiderato anziché inserire una serie di comandi per ottenerlo.
La discussione si è arricchita con una prospettiva legata a uno dei temi cardine dell’Architettura dell’Informazione. Rifacendosi alle strategie di ricerca delle informazioni (come illustrato da Luca Rosati), è stato evidenziato un rischio concreto: ChatGPT restituisce risposte iper-focalizzate sulla domanda iniziale dell’utente, facendo perdere l’elemento della serendipità. Viene meno quell’esposizione passiva a informazioni non cercate direttamente, che rappresenta in realtà una delle modalità principali con cui gli esseri umani apprendono.
È stato inoltre analizzato il passaggio dalle interfacce grafiche a quelle conversazionali, evidenziando come l’accuratezza dei risultati dipenda dalla chiarezza del prompt. Resta aperta la questione sulla futura convivenza tra la ricerca tradizionale (stile Google) e queste nuove modalità.
3. (False?) aspettative
L’ultimo tema ha toccato l’equilibrio della fiducia nei confronti delle GenAI. Da un lato si osserva una tendenza a sovrastimare le capacità di questi strumenti, trattandoli come oracoli onniscienti piuttosto che come “motori linguistico-probabilistici”. Dall’altro persiste una diffidenza diffusa; gli utenti non sono ancora pronti ad affidare operazioni critiche, come la gestione del proprio portafoglio, a questa tecnologia - è recentissima la notizia per cui OpenAI sta ridimensionando la funzionalità di Instant Checkout.
La mancanza di trasparenza nei processi di elaborazione, ossia la natura black-box dell’IA, è stata identificata come il principale ostacolo alla fiducia degli utenti. A questo si aggiunge un rischio epistemico: la fluidità e la perfezione del testo generato da una GenAI portano l’utente a confondere ciò che sembra ben scritto con ciò che è effettivamente vero. Un tema già affrontato da Walter Quattrociocchi al WIAD di Cesena.
Infine si è discusso delle ricadute sul lavoro quotidiano del designer. Sono emerse esperienze concrete di progettazione, dalla data visualization ai software gestionali, in cui i committenti pretendevano di adottare esclusivamente interazioni in linguaggio naturale. Richieste fuori scala rispetto agli strumenti attuali, che hanno messo in luce il divario tra aspettative e complessità tecnica reale. Su questo i partecipanti si sono trovati d’accordo: oggi il ruolo dei designer è anche quello di ricondurre i clienti agli obiettivi reali dei progetti, evitando soluzioni semplicistiche basate sull’aggiunta di un chatbot.
Il ruolo del design nella transizione
Il primo workshop di Shaped by AI ha fatto emergere che l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa non è solo una sfida tecnologica, ma anche di interpretazione e di design. Le interfacce conversazionali portano con sé nuovi ostacoli legati all’accessibilità, alla perdita di serendipità e al rischio di confondere la plausibilità linguistica con la verità fattuale.
Di fronte ad aspettative spesso irrealistiche, il compito dei professionisti del digitale diventa ancora più rilevante: governare questa transizione ancorando l’innovazione ai reali bisogni degli utenti, promuovendo interfacce ibride e mantenendo spirito critico. I prossimi workshop approfondiranno queste tematiche con l’obiettivo di costruire linee guida operative per chi progetta esperienze digitali.